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BIOPSIA DELLA TIROIDE (CORE NEEDLE BIOPSY)

Autore: Dott. Andrioli Massimiliano

La biopsia tiroidea (Core Needle Biopsy, CNB), è una metodica che permette di prelevare non solo alcune cellule, ma addirittura un frustolo di tessuto.

L’agoaspirato tiroideo (Fine Needle Aspiration, FNA) è una metodica minimamente invasiva che consente, in buona parte dei casi, di determinare la natura di un nodulo della tiroide. Il razionale dell’agoaspirato tiroideo consiste nel prelevare con un ago sottile (22-27 G) alcune cellule tiroidee (tireociti) contenute nel nodulo che si vuole analizzare al fine di ottenere informazioni precise sulla natura della lesione stessa. L’agoaspirato, pertanto, consente solo il prelievo di alcune cellule contenute nel nodulo e non di un intero tessuto. Contrariamente a quanto comunemente ritenuto, non si tratta di una biopsia e l’analisi del materiale prelevato sarà di tipo citologico e non istologico.
La biopsia tiroidea (Core Needle Biopsy, CNB), invece, è una metodica che, utilizzando aghi tranciati di calibro leggermente maggiore, (ad es. Acecut, Menghini), permette di prelevare non alcune cellule, ma addirittura un frustolo di tessuto. L’ideale sarebbe riuscire a prelevare del tessuto comprendente sia la periferia del nodulo che il passaggio con il parenchima extranodulare.
Il materiale prelevato mostra le caratteristiche architetturali del tessuto tiroideo, consentendo una diagnosi microistologica della lesione.
In passato venivano impiegati aghi di grosse dimensioni (14-16 G), con frequenti complicanze. Oggi, l’uso di aghi di calibro minore (18-21 G) consente il prelievo senza particolare problematiche per il paziente.
Attualmente la principale indicazione alla biopsia tiroidea è rappresentata dai noduli con diagnosi inadeguata (Tir 1) o indeterminata (Tir 3), dopo agoaspirato convenzionale.
Tuttavia, per i sopracitati motivi e per l’elevata accuratezza diagnostica, la Core Needle Biopsy è stata recentemente proposta addirittura come esame diagnostico di primo livello in sostituzione dell’agoaspirato standard.

TECNICA

L’ago è inserito per via trans-istmica per poi raggiungere il nodulo da analizzare, sempre sotto guida ecografica. La tecnica di prelievo può essere leggermente diversa a seconda che si utilizzi un ago Acecut o Menghini. In entrambi i a casi si raccoglie un frustolo di materiale microistologico. 

PREPARAZIONE DEL MATERIALE

Immediatamente dopo il prelievo, il materiale prelevato viene fissato in formalina 10% ed incluso in paraffina. Dal blocchetto in paraffina vengono tagliate sezioni seriate dello spessore di 4-5 microns, la prima delle quali viene colorata con ematossilina ed eosina ed osservata al microscopio per valutare l’architettura della lesione, la morfologia delle cellule ed i rapporti con il parenchima tiroideo adiacente alla lesione. Le sezioni successive, raccolte su vetrini polarizzati, vengono sottoposte a reazioni immunoistochimiche con procedura automatizzata, con anticorpi per Galectina3, CK19 ed HBME1.
Qualora la morfologia richiedesse un approfondimento diagnostico è possibile tagliare numerose altre sezioni dal blocchetto in paraffina per valutare con immunoistochimica altri antigeni: ad esempio calcitonina, cromogranina, CEA.
Infine dal blocchetto stesso è possibile tagliare sezioni per la valutazione in FISH di possibili riarrangiamenti molecolari (PAX8/PPAR-γ) o per estrarre DNA lesionale per indagini mutazionali.

SVANTAGGI

In passato si utilizzavano aghi di maggiori dimensioni (14-16 G) con frequenti complicanze. Attualmente, l’uso di aghi di calibro più piccolo (18-21 G) consente il prelievo senza particolare problematiche per il paziente. Si tratta, tuttavia, di una procedura lievemente più complessa dell’agoaspirato standard.

VANTAGGI

L’importanza della biopsia della tiroide consiste nel fornire non solo le cellule provenienti dalla lesione, come nell’agoaspirato standard, ma le stesse cellule nella loro organizzazione tissutale, quindi con la possibilità di valutare la struttura istologica (formazione di micro follicoli, papille, trabecole), il rapporto con vasi e stroma (fibrosi diffusa, interfollicolare), l’eventuale presenza di capsula fibrosa alla periferia della lesione, la tipologia del parenchima extranodulare (ad esempio presenza di tiroidite). Tutte le informazioni ottenute dal frustolo bioptico, integrate da una perfetta conservazione della morfologia cellulare, permettono in un elevato numero di casi di riconoscere alcune varianti del carcinoma papillifero, di identificare le neoplasie follicolari e di differenziarle dai noduli iperplastici adenomatosi e dalle iperplasie in tiroidite.
A ciò si aggiunge la possibilità di eseguire pannelli immunoistochimici di fattori prognostici.
Per tutti i suddetti motivi la biopsia tiroidea consente di giungere con maggior certezza la diagnosi finale della natura del nodulo e, conseguentemente, di guidare nella miglior scelta per il paziente tra l’indicazione chirurgica o un atteggiamento più conservativo.

Dott. Massimiliano Andrioli
Specialista in Endocrinologia e Malattie del Ricambio

Centro EndocrinologiaOggi, Roma
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