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TUMORE IPOFISARIO NEURO ENDOCRINO (PITNET)

TUMORE IPOFISARIO NEURO ENDOCRINO (PITNET)

Gli adenomi ipofisari, sono stati recentemente rinominati Tumori Ipofisari Neuro Endocrini o PitNET (Pituitary Neuro Endocrine Tumors).
Tali formazioni, comuni patologia che originano dall’ipofisi anteriore (adenoipofisi), storicamente, sono state considerate delle patologie benigne e, conseguentemente, trattate come semplici patologie endocrina. Tuttavia, gli adenomi ipofisari sono neoplasie complesse ed eterogenee che possono presentare molteplici manifestazioni cliniche con attività proliferativa ed invasività variabili.
Alcuni sono piccole lesioni, spesso stabili nel tempo e clinicamente insignificanti. Altri sono tumori (piccoli o grandi) lattotropi (ovvero che producono prolattina, prolattinomi), ormonalmente attivi ma che rispondono alla terapia medica con riduzione dimensionale e normalizzazione dell’ipersecrezione di prolattina (PRL). Altri, pur molto piccoli e con attività proliferativa minima, possono causare gravi disfunzioni metaboliche come nella malattia di Cushing o nell’acromegalia. Alcuni adenomi sono neoplasie grandi ed invasive che, a prescindere o meno da un’eventuale ipersecrezione ormonale, causano diversi significative problematiche dovuta all’effetto compressivo di massa. Le vecchie classificazioni, distinguevano solo tra adenomi e carcinomi ipofisari, indicando la malignità (carcinoma ipofisario), solo quando vi era evidenza di metastasi a distanza. Per rendere la distinzione meno netta e più aderente alla realtà, era stato introdotto il concetto di “adenoma atipico” per indicare un sottogruppo di adenomi in base al maggior riscontro di mitosi o di espressione di Ki-67 o p53. Tuttavia, anche la definizione di adenoma atipico, oltre ai limiti di riproducibilità, non permetteva di prevedere con precisione la possibilità di recidiva o resistenza alla terapia medica.
Recentemente, è stata proposta una classificazione prognostica dei Pit-NET in cinque classi tenendo conto dell’invasività riscontrata dall’imaging; del sottotipo immunoistologico (somatotropo, lattotropo, tireotropo, corticotropo, gonadotropo); dell’attività proliferativa (conta mitotica, Ki-67, p53); degli aspetti genetici e molecolari (come l’espressione di recettori per la somatostatina o gli estrogeni che possono influenzare la risposta al trattamento medico). Secondo tale classificazione i tumori ipofisari di grado 2b rappresentano quelli con un maggiore rischio di recidiva o progressione.
Con queste premesse è chiaro come il termine “adenoma“, che definisce un tumore benigno, non sembra essere del tutto appropriato per definire tutti tumori pituitari, compresi quelli aggressivi e invasivi che non sono mai completamente asportabili chirurgicamente o quelli refrattari alla terapia medica. Su queste basi, il Club Internazionale di Patologia Ipofisaria, un gruppo di esperti patologi, endocrinologi, neurochirurghi e scienziati che da anni si incontrano regolarmente per discutere le problematiche inerenti le patologie ipofisi, è concorde nel ritenere che le neoplasie endocrine ipofisarie mostrano uno spettro di comportamenti che non sono sempre completamente benigni e che possono causare problematiche significative anche in assenza di metastasi. Quindi è stata proposta una riclassificazione di questi tumori applicando la terminologia già usata per gli altri tumori neuroendocrini (NET). Le cellule che producono ormoni ipofisari appartengono alla famiglia delle cellule neuroendocrine, e sono simili a quelle che compongono le isole pancreatiche o a quelle cellule endocrine sparse nel tratto gastrointestinale e respiratorio. Si è suggerito di sostituire il termine “adenoma” con “tumore” per sottolinearne la mancanza di prevedibilità. Quindi è stato proposto che le neoplasie delle cellule adenoipofisarie vengano chiamate tumori neuroendocrini dell’ipofisi (Pituitary Neuro Endocrine Tumors o PitNET). Infatti, come altre neoplasie neuroendocrine, molti tumori ipofisari sono indolenti. Possono essere controllati con un trattamento farmacologico a lungo termine (ad esempio con la terapia con dopaminergica (Dostinex) nel caso dei tumori lattotropi o prolattinomi). Oppure, quando non invasivi, possono essere completamente curati dalla terapia neurochirurgica. Tuttavia, una discreta percentuale di questi (40%) è invasivo, infiltrando i seni cavernosi, tanto da non poter essere mai completamente rimosso con la chirurgia. Altri tumori sono resistenti a molti dei trattamenti farmacologici attualmente disponibili e, quindi, sono considerati clinicamente aggressivi. Al momento, tuttavia, non esiste un marker univoco che possa efficacemente predire questa maggior aggressività. E’ noto che alcuni sottotipi morfologici di tumori ipofisari possono associarsi ad un comportamento più aggressivo. Così come è noto che i tumori invasivi che non possono essere asportati completamente chirurgicamente si associano più frequentemente a complicanze cliniche. Alcuni possono mostrare una rapida ricrescita dopo l’intervento chirurgico o possono aver bisogno di altra terapia medica o della radioterapia, o in alcuni casi della chemioterapia (temozolamide). Quindi è evidente che la vecchia classificazione WHO del 2004 dei tumori ipofisari era oramai obsoleta; la nuova classificazione clinico-patologica WHO del 2017, ha apportato un nuovo approccio, classificando i tumori neuroendocrini ipofisari in base alle linee cellulari ed eliminando il termine “adenoma atipico”. Per tutti questi motivi si ritiene necessario riclassificare le alterazioni proliferative dell’ipofisi sotto il nome di Pituitary Neuro Endocrine Tumors (PitNET), un termine che meglio descrive l’ampio e variegato spettro di comportamenti biologici di queste comuni neoplasie endocrine. I tumori neuroendocrini ipofisari non sono semplici patologie endocrine ma devono esser considerati come tumori con manifestazioni endocrine all’interno di un contesto oncologico.
Per tutti questi motivi, è consigliato un approccio multidisciplinare ai Pit-Net che ne consideri gli aspetti istopatologici, radiologici e molecolari e che possa identificare, tra tutti, i tumori con maggiore potenziale di malignità e che necessitano un follow-up più stretto.

Dott. Massimiliano Andrioli
Specialista in Endocrinologia e Malattie del Ricambio

Centro EndocrinologiaOggi, Roma
viale Somalia 33A, Roma
tel/fax 0686391386
cell 3337831426
Studio EndocrinologiaOggi, Lecce
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Bibliografia

Asa SL et Al. Attendees of 14th Meeting of the International Pituitary Pathology Club, Annecy, France, November 2016. From pituitary adenoma to pituitary neuroendocrine tumor (PitNET): an International Pituitary Pathology Club proposal. Endocr Relat Cancer. 2017 Apr;24(4):C5-C8. doi: 10.1530/ERC-17-0004.

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